Amarcord

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Rimini, anni Trenta. Al centro del racconto, Titta, amico del regista fin dall’infanzia. Il padre, Aurelio, è il capo di un cantiere, un anarchico e non sopporta il cognato pataca (scemo) che non ha voglia di lavorare ed è orgoglioso di essere fascista, continuamente difeso (e viziato) dalla sorella, la madre di Titta. Con loro vive il nonno, un vecchietto pieno di energia, mentre lo zio Teo, il fratello del papà è malato ed è rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Titta condivide le esperienze più significative a fianco dei compagni di liceo: il passare delle stagioni, le fantasie erotiche (che hanno per oggetto la bella del paese, Gradisca), l’arrivo della nave Rex, l’educazione religiosa, il Grand Hotel (luogo dei sogni proibiti), il passaggio di una corsa di macchine, la grande nevicata. La morte della madre e il matrimonio di Gradisca segnano la fine dell’adolescenza di Titta.

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